Prima pubblicazione: 9 maggio 2023. Questo articolo è stato aggiornato rispetto alla pubblicazione iniziale.
Parliamo d’amore, una buona volta! E facciamolo con le canzoni perché dopo aver ascoltato “Amore che vieni amore che vai” di Fabrizio De André (brano del 1966) ci è venuta una riflessione:
De André ha affrontato omosessualità e transessualità in un’epoca dove ancora non se ne parlava, ma nell’ultimo periodo abbiamo notato che ai media “conservatori” non sembra vero di scandalizzarsi con molti pezzi attuali a loro dire “senza declinazione del genere”. Ma è veramente una nuova moda, è la “propaganda arcobaleno” di cui tanto abbaiano? Con tutto il rispetto per chi veramente abbaia e ha quattro zampe, ovvio.
Da un genere all’altro: Tiziano Ferro
Tiziano Ferro: un sacco di volte nei media si è parlato di lui come cantante e come uomo, qualcuno lo ha anche offeso perché ha adottato dei figli essendo omosessuale, quando ha divorziato gli si sono buttati addosso come mosche; la gente davvero parla a vanvera. Eppure Tiziano è un gran professionista della musica anche se, onestamente, quando ha iniziato con quella canzone “xdono” che poi sarebbe PERDONO, nessuno di noi due blogger gli avrebbe dato un centesimo.
Fatto sta che nel 2020 a Sanremo, prima edizione con Amadeus, ha staccato una performance spettacolare di “almeno tu nell’universo” celebre pezzo di Mia Martini: “per un cantante questo brano è un’operazione a cuore aperto!”, sono state le sue parole infatti a fine brano si è emozionato e ha pianto. Si è commosso lui, e ci siamo commossi noi!
Una cosa però ci ha lasciato perplessi di questa esibizione, perché Tiziano Ferro ha dichiarato: “è la prima volta che un uomo canta questo pezzo. L’ha detto lo stesso Lauzi che non può essere declinato al maschile, cambiando il genere da ‘tu che sei diverso’ a ‘diversa’ cade la rima con universo. Perciò tengo molto ad averla cantata io” (sottintendendo “che sono attratto dagli uomini”)? Ci ha dato questa impressione.
Va bene, Bruno Lauzi ha scritto il testo per Mia Martini! Ma quando canti una cover, perché dovresti guardare il genere dei protagonisti? Che senso ha?
Quella sera eravamo in conferenza on line e guardavamo Sanremo con la condivisione dell’audio, fatto sta che fra noi ne abbiamo discusso per un’ora.
“Dimmi che per sempre sarai sincero, e che mi amerai davvero”, ora spiegateci perché un uomo con una voce meritevole di eseguire questo brano non dovrebbe cantarlo solo per la mancata declinazione al femminile.
Ci ha dato l’impressione che Ferro volesse il doppio applauso. Uno per aver eseguito un brano difficile e l’altro per aver portato la propria omosessualità sul palco facendo la dedica a un uomo -quello che all’epoca era suo marito, Victor Allen-? Ma chi se ne importa scusate, se meriti l’applauso lo meriti a prescindere con una performance come quella!
Poi, ammettiamolo: un po’ abbiamo sognato la commozione anche di Victor a sentire quell’interpretazione però essendo due autori di fantasia lavorare con l’immaginazione ci è concesso.
Amore moderno?
Alla stampa, soprattutto quella schierata in un certo modo, fa gola sentir parlare di amore e genere. Sempre. Anche se quando si parla di musica dovrebbe contare solo il senso che la parola “genere” assume in quel contesto. Genere pop, rock, melodico, quello che volete. Anzi, questi perversi tirano sempre fuori la “teoria gender” ovunque. Una parolona che, per loro, è peggiore della peste nera del 1348 peccato sia una loro invenzione.
Ci vogliono privare del genere musicale! Non ce lo toglierete! No! No! No! Salviamo le canzoni d’amore!
Oppure, dall’altra parte, se in una canzone i personaggi non vengono declinati, ecco che si va in cerca del “cantante LGBT”: Mahmood, Mengoni, Michele Bravi per citare alcuni artisti contemporanei.
Ma siamo sicuri che le canzoni d’amore senza genere appartengano ad artisti omosessuali?
Amore col genere: fat bottomed girls
Va bene, più che d’amore fat bottomed girls parla di sesso. Anzi al giorno d’oggi verrebbe definita addirittura sessista – canzone sessista cantata da un artista omosessuale! 11111 svelia! L’estremismo dei giustizialisti sociali -“social justice warrior-” non ha confini.
In inglese comunque certi problemi non ci sono perché la declinazione degli aggettivi non esiste, salvo quando si specifica un soggetto o complemento oggetto: he/she, his/her – lui e lei, pronome soggetto e pronome oggetto, maschile e femminile. Il “they” -loro- usato al singolare è stato oggetto di discussione per secoli, anche se i soliti l’hanno fatto passare per “teoria del gender” malgrado venisse impiegato anche nella Bibbia. -Fonte: Paolo Attivissimo, il disinformatico-.
Pazienza: fatto sta che i queen cantavano “le ragazze col culo grosso fanno girare questo pazzo mondo”! Dopodiché se lo diciamo, ci accusano di body shaming. Non importa.
Giustificarsi quando si canta senza genere
Come detto: ci sono un sacco di artisti i quali vengono subissati dai media perché hanno scritto o cantato un brano d’amore senza declinare il genere: lo fai perché sei omosessuale? Questo è dedicato a chi?
Eppure anche in Italia lo si fa da sempre e i cantanti in oggetto sono eterissimi. No, aspetta, eterissimo. Perché etero è singolare, plurale, maschile, femminile, neutro.
“Mistero! Sei” —> “Eterissimo”. E ci abbiamo piazzato anche l’anagramma perché fare gli enigmi ci piace tanto tanto.
Parliamo di artisti e brani usciti nel periodo dagli anni 50 in poi. Alcuni più famosi, altri forse meno.
Nel blu, dipinto di blu – Domenico Modugno – (1958)
Conosciuta come “Volare”, non ha bisogno di presentazioni; è forse la canzone italiana più famosa al mondo.
Amore senza genere? Vero solo in parte, perché dice così:
Penso che un sogno così non ritorni mai più
Mi dipingevo le mani e la faccia di blu
Poi d’improvviso venivo dal vento rapito
E incominciavo a volare nel cielo infinito
“Rapito” è l’unico aggettivo che viene declinato, concorda con “cielo infinito” ma il genere del protagonista non è affatto rilevante per il sogno che sta raccontando.
Il pezzo è scritto da due uomini (Domenico Modugno e Franco Migliacci), interpretato da Modugno stesso in origine ma ha avuto decine di versioni nel corso degli anni. Comprese Malika Ayane ed Emma Marrone.
La stessa Emma, con posizioni talvolta estreme in materia di femminismo, ha cantato “rapito” senza batter ciglio, così come Malika Ayane la cui versione è anche stata messa come sottofondo nei voli dell’ex compagnia aerea Alitalia.
Dedicare “volare” a un uomo a una donna o una persona trans, ecc… non fa differenza.
Mille giorni di te e di me – Claudio Baglioni
Brano del 1990, “mille giorni di te e di me” è una sorpresa perché Baglioni ha sempre cantato l’amore uomo-donna.
Anche qui il riferimento è maschile “…dolente mi levai imputato alzatevi” … “e una storia va a puttane, sapessi andarci io”.
Ma “imputato” è un termine generico e la parola “andare a puttane” è una metafora. Andare in cerca di rapporti a pagamento, ma soprattutto “mi facessi io male senza distruggere la nostra storia”.
Mille giorni di te e di me – Claudio Baglioni
Maninni – Spettacolare – 2024
Sanremo 2024, è arrivato un cantante giovane, pugliese. Alessio Maninni con un brano d’amore che non include il genere, anzi qualcuno potrebbe anche ipotizzare sia dedicato alle coppie dello stesso sesso perché dice “abbracciami abbracciami che è normale, stringerti forte è spettacolare”…
Chi è malizioso pensi ciò che vuole, noi siamo razionali e pensiamo che “normale” e “spettacolare” sia messo lì apposta come quasi rima. O per chi si scandalizza ad abbracciarsi in pubblico.
Perché no – Lucio Battisti
Pubblicata nel 1978, album “Una donna per amico”, “Perché no” descrive la quotidianità di una coppia innamorata che vive giorni spensierati in città e fuori.
Uno dei molti testi celebri di Battisti e Mogol, a cui spesso viene attribuita l’appartenenza politica a destra. Poi che sia vero o meno, la politica non è l’argomento di questo post.
Fatto sta che questo brano può tranquillamente essere dedicato a una coppia dello stesso sesso. “Perché no?”
Massimo Di Cataldo – se adesso te ne vai
“Se adesso te ne vai”, forse una delle più famose tra le canzoni dell’artista.
Massimo Di Cataldo racconta le sensazioni provate da una persona che viene lasciata dal suo amore di lunga durata (convivente?)
Un testo che può funzionare per relazioni etero e omosessuali indistintamente, perché nei versi non viene specificata alcuna desinenza di genere.
L’unica allusione al genere è la parola “qualcuno”, che però si configura tranquillamente come pronome neutro:
L’ultima valigia, e poi tutto cambierà
e già qualcuno aspetta, per portarti via di qua…
La nostra opinione sul testo? Descrive alla perfezione i conflitti che si vivono quando una relazione finisce. Da un lato la presa di coscienza:
guardami negli occhi, ora sto per dirti che, non avrò paura di restare senza te. Se adesso te ne vai non me ne frega niente…
Non avrò rancore quando parlerò di noi, nasconderò il dolore come non ho fatto mai…
…non mi dire adesso che ti dovrei capire, perdonami ma io non ti perdonerò…
Se adesso te ne vai, e fai crollare il mondo su di me. Adesso te ne vai, e io non vivo più.
Allora decidi: etero o meno che tu sia, non te ne frega niente, o ti casca il mondo addosso? Vedi un po’!
Se adesso te ne vai, Massimo Di Cataldo – ascolta e compra il brano
Dello stesso album, “Anime” uscito nel 1996, Massimo Di Cataldo ha inciso un altro brano famoso che quell’estate passava in tutte le radio: “con il cuore“, in cui molte coppie innamorate hanno sognato senza mai far caso al genere dei personaggi.
Ivana Spagna – come il cielo
Cerco un po’ d’amore, cerco qualcuno che. Mi faccia un po’ ballare, per non pensare a te.
In cerca di un’emozione, per non pensare a chi, prima ti prende il cuore e poi te lo butta via.
E vedo tutto blu, come i tuoi occhi blu, che non incontro più; è come un’onda blu, come il cielo.
“Cerco qualcuno che mi faccia ballare”, ora datemi le prove che quel “qualcuno” sia un maschio.
“Qualcuno”, come “nessuno”, è declinabile ma quando è collettivo, è neutro: c’è nessuno? Ho bisogno di qualcuno a darmi un aiuto. Cerco qualcuno in grado di amarmi. Ecco.
Era il 1995 e Spagna ha avuto quel periodo in cui, dopo il successo coi brani in inglese anni 80, si è messa a cantare in italiano.
Come Il Cielo: ascolta e compra la canzone
Ivana Spagna – Gente come noi
Questo brano è stato presentato al festival di Sanremo 1995 e, anche qui, c’è l’uso del pronome “qualcuno” ma non viene specificato il genere.
La lontananza è peggio di una malattia (Se ami quello che non c’è)
Se ami qualcuno che non c’è (In nome dell’amore)
In nome dell’amore non buttarlo via
Qualcuno ne morirà se non ritrova te
Questa poi è stata presa di mira perché considerata simile a “last Christmas” degli Wham, ma è un’altra storia.
Avevamo rispettivamente 15 e 20 anni quand’è uscita questa canzone e ci sembrava stupida, adesso però sentita da adulti assume un significato completamente diverso.
Il brano descrive due persone rimaste in buoni rapporti anche dopo la fine di una storia, situazione che può accadere in una coppia etero, omosessuale, qualunque. Non ha alcuna importanza e Spagna l’ha capito.
Gente come noi: Ascolta o compra la canzone
Ivana Spagna – e io penso a te
Sto tanto male senza te, c’è un vuoto che più vuoto non c’è, è come un pezzo della vita mia che mi porti via.
Con quella forza che non ho, con quel coraggio che troverò. Anche col nome tuo, nella mente mia, avanti andrò.
Sanremo 1996. Canzone malinconica su un amore finito e la persona che presumibilmente si ritrova sola in una casa vuota.
Qui si usa “vicino” e potrebbe essere considerato come declinato al maschile ambiguo come “qualcuno”, tuttavia “vicino” è un avverbio di luogo.
e mi sveglio al mattino che già penso a te, con la voglia di averti vicino.
“Con la voglia di avere te vicino a me, il tuo corpo vicino al mio, insomma ci siamo capiti.
Nel caso specifico il sinonimo “accanto” è inutilizzabile perché avrebbe vanificato la rima con la strofa dopo:
“e ogni volta ti cerco ma al tuo posto c’è, come sempre soltanto un cuscino”.
D’accordo, d’accordo: parlando del letto, l’avverbio “vicino” potrebbe avere tanti altri sinonimi! Accanto, sopra, sotto, dietro… Ma insomma! Dobbiamo guardare i dettagli adesso?
Fra l’altro, questo brano pone altri dubbi oltre al genere dei personaggi: storia finita perché “il grande amore” se n’è andato di casa, ma potrebbe essere anche morto.
Ed arriva la sera, ed io penso a te. Il tuo nome nella mia preghiera. Intorno a me, solo silenzio c’è. Ed un buio che mi fa paura.
Oh! Ma si può essere più negativi di così?
Spagna – E io penso a te: ascolta o acquista il brano
Modà: come un pittore
Una bellissima canzone dei Modà (2011) che trasforma l’amore in metafore visive e paragona le sensazioni ai colori della natura.
Non c’è riferimento al genere, a parte un verso in cui dice “farò in modo di arrivare dritto al cuore” ma “dritto” è un termine generico come “qualcuno”, alla fine nessuno si scandalizza se la canta un uomo verso un pubblico variegato.
Max Pezzali: un’estate ci salverà
In questo brano estivo, l’ex cantante degli 883 ha confezionato una bella canzone positiva inno all’estate e all’amore. Per cui, il genere, non c’è!
Un’estate ci salverà, dalle cene con i tuoi, dai mondiali e dagli europei, dagli inverni che non passano mai.
Un’estate basterà, per trovare una casa, alle nostre fantasie, che non vogliono finire mai!
E noi abbiamo trovato una casa alle nostre fantasie, eccoci qui, il Mondo Positivo è nato proprio durante un’estate. Quella del 2019. Ecco perché questa canzone, uscita nel 2017, è diventata uno dei nostri inni.
Poi qualcuno si inventi pure che “un’estate ci salverà dalle cene con i tuoi, dai mondiali e dagli europei” sia uno stereotipo maschile o etero. Non ci risulta!
“Senza le nostre paranoie resteremo soli ancora un po’, perché ci vogliamo bene e non ci sono alternative all’amore, che non ha risposte”.
La citazione di Max Pezzali è assolutamente appropriata e mette a tacere ogni chiacchiera su amore e genere.
Max Pezzali – un’estate ci salverà – ascolta o acquista il brano
Di questo brano c’è anche un’altra versione di Max Pezzali ed Ex-Otago con un sound molto più allegro, e per questo a noi piace di più.
Di Max Pezzali e gli 883 c’è anche “una canzone d’amore“ uscita nel 1995 nel disco “la donna il sogno & il grande incubo” che però non commentiamo perché le parole sono così banali che basta solo ascoltarle.
Concludiamo
Chi sente il bisogno di cambiare la declinazione anche a costo di creare obrobri (tipo laura pausini) dovrebbe spiegarci se interpretare dei versi declinati nel genere opposto al proprio, gli cambia l’orientamento sessuale.
Noi possiamo garantire che non ci è accaduto, sempre una etero e uno omosessuale siamo rimasti. Anche se tutti i santi giorni ci divertiamo a mettere le basi o suonare al pianoforte cantando la qualunque, senza preoccupazioni.

Questa storia pare interessante.